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| Piazzetta di San Sperate (CA) |
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Pinuccio Sciola
Pietre Sonore |
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| \ Pinuccio Sciola |
| Sottotitolo articolo |
Sardo per nascita, ma soprattutto per scelta e per vocazione, quando nel 1968 torna a San Sperate (Ca) per trasformare il piccolo borgo che gli ha dato i natali in un paese-museo, Pinuccio Sciola è a tutti gli affetti un artista cosmopolita. Ha già alle spalle lunghi soggiorni all’estero e un eccellente percorso formativo, illuminato da personalità come Kokoschka, Minguzzi, Vedova e Marcuse, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore.
È sulla scorta di questo intenso vissuto artistico e biografico che Pinuccio Sciola rimette le sue radici a San Sperate, seminandovi sculture e cospargendolo di murales.
Il suo ritorno è la scelta consapevole e coraggiosa di fondersi con l’anima del proprio mondo: un mondo di pietra, materia che, nell’isola dei dolmen, dei menhir e dei nuraghi, custodisce tracce di un passato incredibilmente affascinante e misterioso.
Grazie alla sensibilità antropologica propria di chi ha un legame intenso e mistico con la propria terra, Pinuccio Sciola coltiva, indaga e cattura quell’energia millenaria. Esplora meticolosamente il proprio territorio alla ricerca di pietre parlanti e, con fenditure e incisioni regolari praticate sulla pietra, giunge a scoprire l’immaterialità e le proprietà acustiche della materia litica.
Suoni “altri”, siderali, emanano dai massi, grazie a leggere carezze praticate a mani nude o con piccole rocce. È la voce, finalmente liberata, della terra madre, energia sopita di una forza primigenia, dispensatrice di vita e di fertilità, che pervade non solo i grandi menhir della sua isola, morfologicamente affini alle “pietre sonore”, ma anche la cultura materiale delle civiltà precolombiane e delle popolazioni primitive africane, i cui segreti l’artista esplora e apprende viaggiando.
Il linguaggio aniconico e il geometrismo astratto, che precorrono la scoperta delle pietre sonore alla fine del secondo scorso, sono ben altro che una soluzione prettamente formale rispetto alla produzione antropomorfa degli inizi. Sono, piuttosto, l’esito di una ricerca “ambiziosa” di attingere, attraverso l’arte, l’anima pulsante di una materia apparentemente inerte, ma che riverbera, nella sua finitezza e nelle sue stratificazioni millenarie, una memoria cosmica.
«La pietra è la memoria universale del mondo». «Sicuramente il suono è dentro la pietra da sempre. Io non credo di aver aperto nuove strade, ho solo trovato il modo di dare a una materia apparentemente muta un suono che è il suo suono», dichiara l’artista. Le qualità timbriche delle pietre sonore non sono, infatti, soltanto il risultato di un’incisione, dipendono dalle proprietà intrinseche della pietra. Il suono igneo del basalto e quello liquido del calcare – i materiali litici più sonori e per questo più frequentemente utilizzati dall’artista – sono il risultato di un lunghissimo processo di formazione e trasformazione, la voce delle pietre è la voce del Tempo incastonato nelle loro sedimentazioni.
Le pietre sonore di Pinuccio Sciola, approdo recente di un’attività artistica lunga mezzo secolo e coronata da celeberrimi riconoscimenti internazionali, sono note in tutto il mondo, con esposizioni temporanee – Biennale europea di Niederlausitz in Germania (1998) Expo Internazionale di Hannover (2000), Avana (2000), Budapest (2002), Assisi (Piazza della Basilica inferiore di San Francesco, 2003), Venezia (2003), Lussemburgo (2005), Fiumicino (Aeroporto internazionale, 2005) e permanenti – Roma (Città della Musica, 2003, in collaborazione con Renzo Piano), Francia (installazione permanente nel giardino della casa di Prévert a Omonville-la-Petite, 2004).
Sono, inoltre, fonte ispiratrice di performances musicali di tipo sperimentale, grazie alla collaborazione dello scultore con musicisti e compositori contemporanei. |
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